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film_2017

Gennaio

Domenica 1 gennaio, a Saint-Pierre_(Martinique) con Florence, guardiamo la prima parte di A star is born, il bellissimo Cukor del 1954.

Lunedì 2 gennaio, la sera, nella camera dell'Impératrice a Fort-de-France guardiamo ancora una mezz'ora di A star is born.

Martedì 3, la mattina prima di pranzo, al tavolino d'angolo della stanza dell'Impératrice mi riguardo La sentinelle di Desplechin, del 1992: 25 anni fa! Mi è piaciuto ancora di più delle altre volte.

Sempre martedì 3, la sera, ancora nella nostra camera dell'Impératrice, finiamo A star is born, entrambi ovviamente molto commossi.

Mercoledì 4, in aereo da Fort-de-France ad Orly: Criss cross, un Siodmak del 1949, con Burt Lancaster (1913-1994) e Yvonne De Carlo (1922-2007).

Sabato 7, il bellissimo e terribile Le trou di Jacques Becker, del 1960, tratto da un romanzo di José Giovanni. Vi recitano Philippe Leroy (1930) giovanissimo e il Roland Cassard di Demy (Lola (1961) e Les parapluies de Cherbourg (1964)): Marc Michel (Basse-Terre, Guadaloupe 1929 - Dreux 2016).

Domenica 15, il film preferito di Marianna Zannoni: The apartment, di Billy Wilder, del 1960. Con Shirley Maclane (1934) e Jack Lemmon (1925-2001).

Mercoledì 18, secondo film del ciclo Billy Wilder: Kiss me, stupid, del 1964; con Dean Martin (1917-1995), Kim Novak (1933) e Ray Walston (1914-2001). Divertente e “immorale”, tratto dalla commedia di Anna Bonacci e già portato sullo schermo da Mario Camerini nel 1952 in un film con la Lollobrigida, Moglie per una notte.

Sabato 21, Love in the afternoon, Wilder parigino del 1957 con Audrey Hepburn (1929-1993), Gary Cooper (1901-1961) e Maurice Chevalier (1888-1972).

Domenica 22 e lunedì 23: The fortune cookie, altra commedia di Wilder, ma inferiore alle altre, del 1966. Troppo lungo di almeno una mezz'ora.

Martedì 24, interrompo il ciclo Wilder per vedermi un Ophüls: The reckless moment del 1949, con James Mason (1909-1994) che si innamora di Joan Bennet (1910-1990) e grazie a lei trova la morte e la redenzione.

Mercoledì 25: inaugurazione della retrospettiva Jane Birkin alla Cinémathèque con un Rivette bruttino e pesante, anche se non sprofonda quasi mai nel ridicolo: La belle noiseuse. Divertimento, versione corta (2h05) del film del 1991 con Emmanuelle Béart (1963), Michel Piccoli (1925) e, appunto, Jane Birkin (1946) terribile.

Sabato 28, un bellissimo Wilder che forse vedevo per la prima volta: Ace in the hole, del 1951, con Kirk Douglas (1916) e Jan Sterling (1921-2004).

Febbraio

Sabato 4, Apocalypse now del 1979, Francis Ford Coppola. L'ho guardato spinto da Marco, che lo considera uno dei suoi film preferiti. Ma come mi immaginavo non è un bel film, può piacere ad un adolescente, per esempio, al quale sfuggano i vari difetti. Doors, Wagner… Fotografia di quegli anni… Messaggio…


Lunedì 6, finisco The private life of Sherlock Holmes, il Wilder del 1970 cominciato ieri sera. La cosa più bella del film resta Geneviève Page (1927) che fa la spia prussiana; è la Madame Anaïs di Belle de Jour, ma tre anni dopo!

Martedì 7: The killers del 1946, quello di Siodmak con una sensualissima Ava Gardner (1922-1990).

Mercoledì 8: rivedo il remake di The killers di Don Siegel, del 1964, con Lee Marvin, John Cassavetes, Angie Dickinson e Ronald Reagan.

Sabato 11: To be or not to be, di Ernst Lubitsch del 1942. Che dire?

Domenica 12: Forty guns, stupendo Fuller del 1957 con Barbara Stanwyck (1907-1990).


Poi, dopo esser stato da Alexandra mi lascio convincere a guardare il primo episodio della prima stagione di The Wire, senza però lasciarmi entusiasmare.

Martedì 14, ancora un Wilder, Double indemnity del 1944: sicuramente uno dei suoi film più riusciti.

Mercoledì 15, Beau travail di Claire Denis del 1999, con Allan alla Cinémathèque. Tante sequenze bellissime, fino all'ultima, in cui Denis Lavant (1961-) si scatena, da solo, in una discoteca di Marsiglia, sulle note di The rhythm of the night di Corona.


Giovedì 16, The naked kiss, incredibile Fuller del 1964.

Sabato 18, guardo il Fuller immediatamente precedente, e uno dei suoi film più famosi: Shock corridor, del 1963.

Domenica 19, altro splendido Fuller: Pickup on South street del 1953.

Giovedì 23, una delle più belle interpretazioni di Barbara Stanwyck (1907-1990): There's always tomorrow, il Sirk del 1956 (un anno prima di Forty guns).


Venerdì 24: Il giudizio universale del 1961, divertentissimo De Sica scritto da Zavattini.

Sabato 25: magnifico Fuller del 1955, House of bamboo, con Robert Stack (1919-2003) e con Robert Ryan (1909-1973).

Domenica 26: continuo il ciclo Fuller: Hell and high water, del 1954.

Marzo

Venerdì 3, a Cuneo, ancora un Fuller di guerra, The steel helmet del 1951.

Sabato 4 e domenica 5, sempre a Cuneo in via Saluzzo: Model shop, il terribile terzo episodio della serie “Lola” di Jacques Demy, del 1969.


Lunedì 6, sul TGV per Parigi che viaggia con molto ritardo, finisco di rivedere Le deuxième souffle, iniziato ieri sera in via Saluzzo, di Jean-Pierre Melville, del 1966.

Domenica 12, Inspector Clouseau del 1968, di Bud Yorkin, con la bella attrice italiana Delia Boccardo (1948).

Sempre domenica, rivedo quello che mi è sembrato un grande Pialat, ma che nel febbraio del 2013 mi aveva lasciato un po' di dubbi, facendomi pensare a Moretti (e non è un complimento…): A nos amours, del 1983.

Martedì 14, The pink panther di Blake Edwards, del 1963.


Mercoledì 15, alla Cinémathèque per l'inaugurazione della retrospettiva dedicata al direttore della fotografia franco-iraniano, Darius Khondji: Seven, di David Fincher, del 1995.


Venerdì 17, ritorno a Fuller con China gate del 1957. Bel cast: Gene Barry (1919-2009), che lo stesso anno recitò anche in Forty guns; Angie Dickinson (1931), già vista in The killers di Siegel; Nat King Cole (1919-1965) e Lee Van Cleef (1925-1989).

Lunedì 20, Merrill's marauders, Fuller, 1962.


Martedì 21, White dog, sempre di Fuller, del 1981.


Mercoledì 22, alla Cinémathèque per l'inaugurazione del ciclo Dorothy Arzner, Christopher Strong, del 1933. Pessimo, ed Allan mi aveva avvisato d'altronde. Secondo lui in pratica si tratta di una regista non completamente dimenticata solo perché donna e lesbica, e non il contrario!

Sabato 25, meraviglioso Sirk: All that heaven allows, del 1955. Con Jane WyMan (1917-2007) che l'anno prima era già in Magnificent obsession, sempre insieme a Rock Hudson (1925-1985).

Aprile

Sabato 1, nella mia camera all'Abbaye aux Dames di Saintes: La règle du jeu del 1939, il più bel film di Renoir.

Mercoledì 5, rivedo Le trou di Jacques Becker, questa volta alla Cinémathèque, in DCP, per l'inaugurazione della retrospettiva a lui dedicata.

Tornato a casa scarico da YouTube e guardo il cortometraggio di Godard, Une femme coquette, del 1955, tratto da Maupassant. Ne parla Laurent de Sutton nel suo libro Metafisica della puttana.

Giovedì 12, La grande illusion, 1937, di Renoir; con molti attori che due anni dopo ritroveremo in La règle du jeu, al quale però secondo me è molto inferiore.

Samedi 15, Casque d'or, del 1952, per il ciclo Becker.

Domenica 16, Pasqua, alla Cinémathèque: Goupi Mains Rouges, del 1943: ancora un Becker, ma questa volta uno dei suoi più belli, a livello del Corbeau di Clouzot (anche lui del 1943).

Lunedì 17, Rue de l'Estrapade, commedia di Becker del 1953, con Daniel Gélin (1921-2002) e Anne Vernon (1924) (Les parapluies de Cherbourg).

Mercoledi 19, inaugurazione del ciclo Alain Jessua alla Cinémathèque: La vie à l'envers, del 1964. Mi ha un po' ricordato Les dimanches de Ville-d'Avray, di Serge Bourguignon, del 1962.

Venerdì 21 continuo il ciclo Becker: Antoine et Antoinette, del 1947.

Sabato 22, Édouard et Caroline, del 1951, sempre di Becker. Ancora Daniel Gélin (1921-2002) e Anne Vernon (1924), alla quale si aggiunge un'altra attrice importante, prima bressoniana (Les dames du Bois de Boulogne) e poi demiana (Lola), Élina Labourdette (1919-2014).

Domenica 23, subito dopo i risultati del primo turno delle elezioni presidenziali francesi Marco ed io andiamo alla Cinémathèque in motorino (a Bastille era impossibile passare, i sostenitori - delusissimi! - di Mélanchon stavano lasciando la piazza) per vedere un raro Becker (almeno in parte): L'or du Cristobal, del 1939, uscito nel 1940. Arrivando incontriamo le tirocinanti Lucia e Brigitta che uscivano dalla proiezione di Casque d'or. Il cuoco (“le cuistrot”) che viene assunto per il “Cristobal” è lo stesso che lavorava nel sottosuolo de “La collinière”, la tenuta in Sologne del Marquis Robert de la Chesnaye (Marcel Dalio), in La règle du jeu! Si tratta di Léon Larive. I film sono entrambi de 1939. Altri attori famosi: Charls Vanel, Dita Parlo (l'Atalante e La grande illusion) e Albert Préjean.

Martedì 25: Touchez pas au grisbi, ancora un Becker, del 1954. Nel mio ricordo si sovrappone a Bob le flambeur di Melville, gitato nel 1955 e uscito nel 1956. Una delle amanti di Max è Marilyn Buferd, modella e attrice americana che ha lavorato molto anche in Italia negli anni '50, con Totò (Totò Tarzan), Soldati (La provinciale) e Germi (La presidentessa), tra i tanti.

Mercoledì 26, alla Cinémathèque per l'inaugurazione del ciclo Festivl de Cannes: scandales et controverses: La grande abbuffata di Marco Ferreri del 1973.

Domenica 30, ultimo film del mese: un bel Siegel “inglese” di controspionaggio con il grande Michael Caine (1933): The black windmill, del 1974.

Maggio

Lunedì 1: il deludente film di Sofia Coppola del 2003: Lost in translation. Non bastano la bellezza di Scarlett Johansson (1984) diciannovenne o i Jesus and Mary Chain…

Mercoledì 3: inaugurazione del ciclo Jean Eustache alla Cinémathèque; rivedo Mes petites amoureuses, per la terza o quarta volta. Sono con la tirocinante-cinefila Brigitta (non è stato facile convincerla!) e siamo seduti solo un paio di file dietro Léaud che non sopporta il lungo discorso di Ingrid Caven, sbotta, si arrabbia, si alza e se ne va trascinando la sua compagna che non fa nemmeno in tempo a prendere vestito e borsetta. Come su tutti i film sull'infanzia che contengono scene girate in una scuola, l'influenza de Le Grand Meaulnes è evidente, anzi, vi sono proprio delle citazioni testuali.

Giovedì 4 e venerdì 5: La chienne, di Renoir del 1931, citata ieri sera da Luc Béraud a proposito di Eustache. Lang ne fece un remake nel 1945, Scarlet street.

Sabato 6, alle 14h30 alla Cinémathèque: La maman et la putain, presentato da Françoise Lebrun [Veronika] e Pierre Lhomme, il direttore della fotografia.

Domenica 7: con Laura rivediamo Crash il film eroticissimo di Cronenberg del 1996 che fece scalpore a Cannes.

Mercoledì 10, alla Cinémathèque con Laura per l'inaugurazione della retrospettiva Marlen Khoutsiev: Pluie de juillet, del 1967.

Giovedì 11: la sera tardi, quasi fino all'una, guardo il bellissimo La provinciale di Mario Soldati, del 1953. Con Gina Lollobrigida (1927), Gabriele Ferzetti (1925-2015) e Franco Interlenghi (1931-2015).

Domenica 14: alla Cinémathèque con Brigitta (sala Georges Franju) per i cortometraggi di Eustache: Le Jardin des délices de Jérôme Bosch, con Jean-Noël Picq; Offre d'emploi e Les photo d'Alix, con Alix Cléo Roubaud e Boris Eustache. Tutti del 1980.

Sabato 20, Signore & signori di Pietro Germi del 1965: sempre divertente, ed ambientato in una Treviso molto bella.

Domenica 21, alla Cinémathèque per Odette Robert, di Jean Eustache del 1971/1979, versione breve di Numéro zéro. Sono con Brigitta e la proiezione avviene alle 21 nella piccola sala in basso a sinistra, la Georges Franju.

Martedì 23, La petite marchande d'allumettes, bel Renoir muto del 1928. Eustache ha girato un documentario di 26' su questo film, nel 1969.

Mercoledì 24, su consiglio di Brigitta inizio I basilischi, il primo film della Wertmüller (1963): l'obiettivo è capire il concetto di “controra”. Guardo i primi sette minuti, ceno, e poi lo riprendo e lo finisco.

Giovedì 25, alla Cinémathèque: Sous le soleil de Satan (1987), che vedo per la terza volta. Sempre miracoloso, sempre bellissimo. Pialat ha avuto il coraggio di riprendere un capolavoro letterario (il libro di Bernanos è del 1926) già affrontato nientemeno che da Bresson, lo eguaglia, e forse lo supera. Mi ero dimenticato, tra l'altro, della giustezza della colonna sonora (composta da Henri Dutilleux, il cui film precedente era stata un Grémillon del 1953, L'amour d'une femme), assolutamente non invasiva, con un tema orchestrale che arriva solo per sottolineare alcuni momenti particolarmente importanti. Sono uscito dalla sala con la camicia inzuppata di lacrime.

Bella espressione che usa Menou-Segrais (interpretato dallo stesso Pialat) per indicare una ragazzina dall'aria innocente: “On lui donnerait le bon Dieu sans confession”.


Dopo cena guardo ancora il film più famoso di Chris Marker, La jetée, del 1962. Mi ha spinto a rivederlo l'entusiasmo delle tirocinanti e dei loro compagni, che l'hanno proiettato in biblioteca in occasione del loro secondo “cineforum”. (Devo ricordarmi di chiedere loro a quale monto del film è scoppiato l'applauso: forse quando la donna si anima, muovendo gli occhi, a letto e guarda in camera, e sembra prender vita?). Di questo film, veramente cult, ho sentito parlare non appena arrivato a Parigi: da parte di Judith o di Federica? Credo che entrambe lo amino molto.


Sabato 27, rivedo (ma adesso ho una copia di ottima qualità) il Bresson del 1971 che ispirò Eustache per La maman et la putain: Quatre nuits d'un rêveur. Quando Léaud dice che si potrebbe innamorare di una ragazza perché ha recitato in un film di Bresson, sta pensando alla sua ex, Gilberte [Isabelle Weingarten (1950)], protagonista appunto del film del 1971. Anche il direttore della fotografia dei due film, Pierre Lhomme, è lo stesso.


Domenica 28, al Cinéma du Panthéon, dove danno in esclusiva la versione lunga (2h15), vedo l'ultimo Desplechin insieme a Judith, Les Fantômes d’Ismaël (2017), piuttosto confuso e deludente.

Mercoledì 31, inaugurazione del ciclo Sept jours avec Vincent Lindon alla Cinémathèque. Bel discorso sincero e commovente, come sono sempre i suoi. Pater di Cavalier (presente in sala): quasi inguardabile… al punto che Laura ed io usciamo dopo un'oretta, incontrando Cavalier sotto la scalinata che porta alla stazione SNCF di Bercy; dopo il film era prevista una sua chiacchierata con Lindon, ma temo che di pubblico ne sarà restato pochino.

Giugno

Giovedì 1: con Brigitta all'inaugurazione del ciclo John Boorman (in sua presenza): Point blanck, poliziesco metafisico e purtroppo un po' sperimentale del 1967 (anno maledetto per i film), ma almeno ci sono Lee Marvin (1924-1987) e Angie Dickinson (1931). Avevano già fatto un fim insieme nel 1964: The killers di Siegel, molto superiore ovviamente.

Venerdì 2: da Laura, dove sono andato per nutrire Paloma ed Igloo, mi guardo sul suo vecchio Panasonic sul quale gira ancora Debian Wheezy (kernel 3.2) La veuve Couderc di Pierre Granier-Deferre, del 1971. Ambientato nel 1934. Tratto da un romanzo di Simenon scritto nel 1940 e pubblicato da Gallimard nel 1942. Triangolo Alain Delon (1935) Simone Signoret (1921-1985) e Ottavia Piccolo (1949). Bella colonna sonora di Philippe Sarde.

Sabato 3, in attesa della disastrosa partita della Juventus mi vedo, sempre da Laura, Maigret voit rouge di Gilles Grangier, del 1963. Jean Gabin, Françoise Fabian, ma anche tanti volti visti molte volte nei polizieschi di quegli anni e soprattutto Paulette Dubost (1910-2011), la Lisette de La règle du jeu!

Domenica 4 torno alla Cinémathèque sempre per il ciclo Sept jours avec Vincent Lindon. Questa volta ha scelto di presentarci uno dei più bei Duvivier: Voici le temps des assassins, del 1956. Film cupissimo, misogino, nel quale gli uomini sono tutti degli ingenui e le donne o delle pericolose manipolatrici, o delle ciniche che sanno difendersi (e difendere i loro uomini) dalla cattiveria delle altre donne, anche a colpi di frusta. Gabin bravissimo, così come Danièle Delorme e Gérard Blain.

Lunedì 5, mentre Arturo dorme sul divano-letto, continuo il ciclo Duvivier e allo stesso tempo la serie Simenon con Panique, del 1946, ispirato a Les fiançailles de monsier Hire, del 1933. Michel Simon (1895-1975) è Hire, Viviane Romance (1912-1991) è Alice e Paul Bernard (1898-1958) è Alfred, il vero assassino. Il Simenon romanziere è così evidentemente superiore a quello di Maigret da sembrare un altro scrittore. Hire, come il piccolo librario di Arcangelo (1956), sono due personaggi fondamentali per analizzare i suoi rapporti con l'ebraismo, prima e dopo la guerra.

Domenica 11: Monsieur Hire, di Patrice Leconte, del 1989. Anche questo, come il Duvivier del 1946 che ho visto qualche giorno fa, è tratto dal romanzo di Simenon.

Mercoledì 14, alla Cinémathèque con Brigitta, Guelfo e Laura per l'inaugurazione del ciclo Mauritz Stiller vediamo il suo bel film del 1921, Johan.

Venerdì 16, nell'alloggetto di via Saluzzo: Underword (1927), di Josef von Sternberg, il capostipite di tutti i film di gangster.


Sempre venerdì 16, la sera, sempre a Cuneo: Dust in the wind (1987) di Hou Hsiao-hsien.

Domenica 18 a Cuneo e lunedì 19 sul treno per Parigi rivedo North by Northwest, il magnifico Hitchcock del 1959.


Sabato 24, prima da me, e poi per gli ultimi 40' da Laura, guardo un altro Leconte: Les spécialistes, del 1985, con Gérard Lanvin e Bernard Giraudeau.

Domenica 25, sempre da Laura, vedo l'episodio pilota della prima serie di Twin peaks, la serie di Lynch del 1990: Northwest Passage.

Lunedì 26, primo episodio di Twin peaks: Traces to Nowhere.

Martedì 27, secondo episodio di Twin peaks: Zen, or the Skill to Catch a Killer.

Mercoledì 28, inuagurazione della retrospettiva Tarkovskij alla Cinémathèque, con Amotz: Lo specchio, 1975.

Giovedì 29: terzo episodio: Rest in Pain.

Venerdì 30: quarto episodio: The One-Armed Man.

Luglio

Sabato 1, da Laura, guardo gli ultimi tre episodi della prima serie di Twin peaks:

quinto: Cooper's Dreams;
sesto: Realization Time;
e settimo: The Last Evening.

Mercoledì 5, inaugurazione del ciclo Good cop, bad coop alla Cinémathèque: The new centurions di Fleischer del 1972.

Giovedì 6, vedo che questa sera alla Cinémathèque fanno Assault on Precinct 13 di Carpenter, del 1976, e decido di guardarlo da me, a partire dalla mezzanotte.

Venerdì 7 e sabato 8, rivedo Dial M for murder di Hitchcock, del 1954.

Domenica 9: alla Cinémathèque la grande sala “Henri Langlois” è pienissima, “complet!”, per la proiezione di Stalker (1979) di Tarkovski. Sono in quinta fila con Brigitta, mentre Federica e Quentin sono seduti molto più su. Sapendo che si trattava di un film impegnativo, nel pomeriggio avevo fatto un pisolino di tre ore: ottima idea, perché sono stato concentrato e lucido per tutta la proiezione, mentre i tre amici hanno tutti sonnecchiato un po', mi confesseranno dopo. Il film è sconvolgente, bellissimo, e mi è piaciuto anche di più de Lo specchio.

Lunedì 10, inaugurazione del ciclo “Plein les yeux” alla Cinémathèque con Laura (Giacono e compagna sono dietro e non li vedremo all'uscita) con il bel film di guerra di Ridley Scott del 2001: Black Hawk down. Uno dei film di guerra più emozionanti che io abbia visto.

Mercoledì 12, inaugurazione del ciclo “Vittorio Cottafavi”, organizzato da Guelfo, con il mediocre I cento cavalieri del 1964. Sono con Laura e Lucia, ma in sala c'è anche Monica, invitata da Mario Serenellini.

Domenica 16, dopo aver finito la rilettura del romanzo, magnifico, guardo Madame Bovary di Claude Chabrol del 1991. Jean Yanne è il farmacista Homais, e forse è uno dei pochi che si salva.

Agosto

Giovedì 3, a Cuneo in via Saluzzo. Dopo una pausa cinematografica troppo lunga di quindici giorni ricomincio a guardare dei film e ne scelgo uno che ha le donne come soggetto: L'homme qui aimait les femmes, il Truffaut del 1977. Charles Denner (1926-1995), già visto quest'anno nel film di Alain Jessua, bravissimo; Brigitte Fossey (1946) perfetta come editrice parigina; Nelly Borgeaud (1931-2004) isterica, indecisa, contraddittoria e un po' ninfomane; Geneviève Fontanel (1936) affascinante cougar; Nathalie Baye (1948) in un piccolo ruolo di ragazza delusa di esser stata presa per un'altra… e infine Leslie Caron (1931), Véra, la donna più importante, ma con la quale la rottura è irriconciliabile e che per un lapsus non viene citata nemmeno una volta nel libro di memorie di Bertrand Morane.


Venerdì 4, continuo il mini ciclo Truffaut con uno dei suoi film più belli, La peau douce, del 1964. Jean Desailly (1920-2008) è straordinario, Françoise Dorléac (1942-1967) brava e quasi più bella della sorella; anche Maurice Garrel (1923-2011) ha un piccolo ruolo. Odio per la provincia, in questo caso Reims: “Ploucs”, “Confiture pour les cochons”. Divertente la battuta di Sacha Guitry citata: “Elle baillait devant moi, je lui ai dit: baille baille”. Uno schema classico: quando la persona che tradisce annuncia all'amante che si separa dalla moglie, viene lasciata dall'amante.


Domenica 6: risalgo a ritroso nella produzione di Truffaut e rivedo il magnifico Les quatre cents coups del 1959. Jean-Pierre Léaud (1944) aveva 14 anni ma ne dimostrava anche meno.


Lunedì 7, primo film a Varigotti con Mariolina e Bruno: Foreign correspondent, un Hitchcock di propaganda del 1940; è il suo secondo film americano, dopo Rebecca.

Martedì 8, secondo e ultimo film a Varigotti: John Ford, Rio grande, del 1950. Maureen O'Hara (1920-2015) in questa occasione somiglia in modo impressionante a Silvana Mangano (1930-1989), ma lei era rossa (benché nel film in bianco e nero non si veda).

Giovedì 10, ultima notte in Italia, a Case Nuove, frazione di Somma Lombardo (Varese), a pochi passi dall'aeroporto di Malpensa (sono quasi le 23 e sento ancora degli aerei…), mi guardo un bel film di Antonio Pietrangeli del 1960: Adua e le compagne. Simone Signoret (1921-1985) è Adua, Marcello Mastroianni (1924-1996) il suo effimero fidanzato, Emmanuelle Riva (1927-2017) una collega un po' pazza ed alcolizzata mentre Sandra Milo (1933) ha il solito ruolo della scema.

Sabato 12, prima notte a Mykonos da Jose, mentre lui suona su uno yatch mi guardo The 39 steps (1935) di Hitchcock.

Domenica 13, sempre da Jose, mentre lui è al lavoro: The beguiled, Siegel del 1971 (stesso anno di Dirty Harry, forse il suo periodo più felice?).


Scopro così che esiste questo sottogenere del “Gotico”: il “Southern Gothic”. Clint Eastwood (1930) è Corporal John 'McBee' McBurney, mentre Geraldine Page (1924-1987) interpreta Martha Farnsworth. I temi principali: incesto, ninfomania, tradimento, amputazione, avvelenamento “collettivo”, etc. etc.

Lunedì 14, dopo il calore del sole delle Cicladi mi rinfresco passando un paio d'ore tra Saint-Cloud e Niort in compagnia, ancora!, di Simone Signoret (1921-1985) e di Paul Meurisse (1912-1979) in Les diaboliques, di Clouzot, del 1955. La Morgue, dove un Charles Vanel (1892-1989) con la barba di tre giorni la osserva sornione, fumando un sigaro. Desplechin pensava anche a questo film quando ha girato La sentinelle? La sua è una citazione volontaria?


Mercoledì 16: guardo il primo lungometraggio di Carax, Boy meets girl, del 1984. Musiche: Jacques Pinault, Jo Lemaire/S Gainsbourg, Dead Kennedys, David Bowie. Primi ruoli importanti per Denis Lavant (1961) e Mireille Perrier (1959), straordinaria, un vero “Pierrot lunaire” suicidaire.


Lunedì 21 agosto: nella stanza di Abigail a Gerusalemme (ri)guardo Quai des Orfèvres.

Martedì 22, il deludentissimo La prisonnière, tardo Clouzot del 1968 (altro anno terribile per il cinema).


Il titolo “proustiano” rende il film ancora più pretenzioso e ridicolo.

Giovedì 24: Mouchette, Bresson, 1967. Scena di bracconaggio e poi di caccia sono riferimenti a La règle du jeu.

Venerdì 25: Il cappotto, un Alberto Lattuada del 1952.

Sabato 26: Mauvais sang, il secondo (1986), stupendo film di Carax. Perché i suoi film degli anni '80 non sono invecchiati? Qual è la ricetta? Ancora Denis Lavant (1961), e poi: Juliette Binoche (1964), Julie Delpy (1969) [aveva sedici anni!], Michel Piccoli (1925), Serge Reggiani (1922-2004), Hugo Pratt [!] (1927-1995). Carax (1960) stesso fa il voyeur. Piccolo ruolo anche per la Perrier (1959): un po' sprecata.


Sempre sabato 26, la sera guardo Jules et Jim (1962), il Truffaut più debole dei tre guardati questo mese. La storia dell'orribile busto di donna antico scoperto in un'isola dell'Adriatico è ridicola. Post-syncro scadente. Ambientazione “belle époque” caricaturale.


Jeanne Moreau (1928-2017): Catherine, Oskar Werner (1922-1984), Jules e Henri Serre (1931), Jim.


Domenica 27 (primo giorno della settimana qui) rivedo il mediometraggio di Eustache del 1966 sulla sua bohème narbonnaise: Le Père Noël a les yeux bleus. Temi e personaggi verranno ripresi più tardi in Mes petites amoureuses. Certo Léaud (1944) è forse già un po' troppo parigino nello stile, e la mancanza di accento meridionale è incongrua rispetto a tutti gli altri attori.


Lunedì 28 vado per la prima volta alla סינמטק ירושלים e vedo Madame de… di Ophüls, del 1953.


Martedì 29, Flaming star, un Siegel del 1960. Pare sia il film nel quale Elvis Presley (1935-1977) dà il meglio di sé. Sua madre, indiana, è interpretata da Dolores del Río (1904-1983).


Mercoledì 30: John Ford, The rising of the moon, film del 1957 in tre episodi ambientati in Irlanda.


Settembre

Giovedì 7: solo oggi riesco a vedere il primo film del mese… eh già, le vacanze sono veramente finite! Con Viano e Marco siamo alla Cinémathèque per il ciclo Jacques Tourneur. Questa sera danno il bellissimo Stars in my crown (1950), secondo Allan, il suo secondo migliore, dopo Out of the past. Con Joel McCrea (1905-1990) che avevo visto da poco, con Mariolina e Bruno a Varigotti, in Foreign correspondent di Hitchcock, Ellen Drew (1915-2003), sua moglie (vista in The Baron of Arizona (1950) di Fuller) e Amanda Blake (1929-1989), la fidanzata del giovane medico.

Sabato 9, una volta partito Viano, riesco finalmente a guardare Poursuite, film girato nel 2009 da Marina Déak, la regista incontrata esattamente una settimana fa alla festa a casa di Judith. La musica originale (due brani in tutto, mi sembra), l'ha scritta Michele Cammelli.


Giovedì 14: la Cinémathèque ha dato carte blanche a Laure Marsac (1970) per uno dei loro cicli “Parlons cinéma”. Il primo film che ha scelto è Du côté d'Orouët di Jacques Rozier, del 1969. È un bellissimo film sulla Bretagna. Laure Marsac è stata molto brava a presentarlo, e poi a commentarlo, dopo. Film concepito nel 1969, girato nel 1970, uscito nel 1973. I film girati nei mesi/anni intorno alla nostra data di nascita sono particolarmente importaneti per ognuno di noi, perché ci fanno respirare la stessa atmosfera che respiravano i nostri genitori al momento del nostro concepimento.

Ha fatto cantare una magnifica canzone brasilana ad una giovanissima cantante scura e dal naso camuso (Carmela?) che era a Cannes quest'anno, dice.

Nel film vi sono influenze d'Eric Rohmer (le giovanissime protagoniste), Renoir, e di Jean Vigo (insiste uno spettatore).

Contro la cabina gialla, le ragazze sono illuminate dai fari di una 2 CV.


Domenica 17: torno alla Cinémathèque con Brigitta dopo molto tempo. Adesso che ha trovato un impiego nel suo posto preferito a Parigi (qui, appunto!) ha anche dei coupon per degli ingressi gratuiti e mi offre un bel melodramma popolare francese degli anni 30, tratto da un romanzo di Jules Mary: La pocharde, del 1936, diretto da Jean Kemm con la collaborazione di Jean-Louis Bouquet. Con Germaine Rouer, Jean Debucourt e Jacqueline Daix.


Martedì 19: la Cinémathèque è eccezionalmente aperta per un omaggio ad Hervé Le Roux, morto (suicida?) il 26 luglio scorso. Vediamo il lunghissimo (192') documentario Reprise del 1996, in versione restaurata, DCP. Giacone è seduto alla mia sinistra e se ne va poco dopo la prima metà. Tutto ruota intorno al breve cortometraggio del maggio 68, Reprise du travail aux usines Wonder.


Giovedì 21: con Laura alla Cinémathèque per lo splendido In a lonely place (1950) di Nicholas Ray ottimamente presentato e commentato da Laure Marsac (la ringrazio uscendo). Film noir: Suffering with style. Durante le riprese Ray scoprì la moglie, Gloria Grahame (1923-1981) a letto con il figlio avuto da un matrimonio precedente, Anthony, allora tredicenne (1937). I due si sposarono nel 1960 e divorziarono nel 1974.


Domenica 24: torno in Cinémathèque con Brigitta perché vogliamo continuare ad esplorare il cinema francese degli anni Trenta, come domenica scorsa. “Les années 30 furent une décennie riche pour le cinéma français. À côté des chefs-d'œuvre estampillés, de nombreux titres témoignent de la vitalité parfois excentrique du cinéma populaire. Nous vous proposons une sélection de raretés et d'incunables issus des collections de la Cinémathèque”. Oggi vediamo Retour à l'aube di Henri Decoin, del 1938, con una giovane Danielle Darrieux (1917), vista recentemente a Gerusalemme in Madame de… (1953) e naturalmente nei due Demy: Les demoiselles de Rochefort (1967) e Une chambre en ville (1982).


Lunedì 25, a casa: Lured un Sirk in bianco e nero del 1947 ambientato a Londra che alla fine avevo già visto almeno due volte, ma molti anni fa…

Ottobre

Domenica 1: ad un mese esatto dal mio ritorno da Gerusalemme riesco infine a vedere il film che ad agosto, durante il mio personale ciclo Truffaut, mi ero ripromesso di vedere non appena possibile una volta tornato a Parigi: Les deux Anglaises et le Continent, del 1971. Un bel film, un buon inizio di mese.

Sabato 7 e domenica 8, da me: Quai des brumes, di Marcel Carné, del 1938.

Mercoledì 11, alla Cinémathèque con Marianna, Brigitta e Gloria per l'inaugurazione della retrospettiva Luchino Visconti: Vaghe stelle dell'Orsa del 1965, in presenza di Jean Sorel.

Martedì 17: con Brigitta, prima parte di Tabu di Miguel Gomes del 2012. Bellissima colonna sonora.

Mercoledì 18: con Brigitta, Ilaria Gabbai e Alice Volpi (invitate da Guelfo) alla Cinémathèque per l'inaugurazione del ciclo L'URSS des cinéastes con La maison de la rue Troubnaïa di Boris Barnet del 1928. Presentano Jean-François Rauger e Bernard Eisenschitz. Brigitta ed io siamo in terza fila, subito davanti a noi ci sono Costa-Gavras e Frédéric Bonnaud. Si tratta di un “ciné-concert”, la proiezione è accompagnata da Jean-François Zygel che improvvisa al pianoforte.

Sabato 21, a Cuneo, in via Saluzzo: guardo, all'interno del film del 1954, Tempi nostri - Zibaldone n. 2 di Alessandro Blasetti l'episodio sceneggiato da Bassani e dallo stesso Blasetti e tratto dal famoso racconto Casa d'altri di D'Arzo (lo avevo iniziato in treno e finito nel pomeriggio dai miei); e guardo solo quello, perché sono molto stanco. La fine della storia non è per niente fedele alla versione che ho letto io (Perrella 1995), ma forse lo è a quella pubblicata in Botteghe oscure.

Domenica 29 alla Cinémathèque con Brigitta, Massimo e la sua amica Mélinda Toën (https://www.editionslaborintus.com/pierpaolopasolini) guardiamo due rari Barnet: il primo del 1945, Une fois, la nuit (Однажды ночью), e il secondo del 1942: Une tête inestimable (Бесценная голова).

Novembre

Mercoledì 1: voglio iniziare il mese con un film importante e scelgo di rivedere (dopo almeno 10 anni?) e di far scoprire a Brigitta Der Himmel über Berlin di Wenders, del 1987. Fin dalle prime immagini inizio a piangere o meglio, a lacrimare, come se fossi un'immagine miracolosa della Madonna, e i miei occhi continueranno a lacrimare per tutto il film, con più o meno intensità a seconda delle scene, ma senza mai smettere. Forse pensavo alla triste sorte di Solveig Dommartin (1961-2007), la splendida Marion, che Viano Grappiolo ed io vedemmo a Venezia nel 1991, se non sbaglio? Oppure ero commosso dalla bellezza delle immagini, delle inquadrature, dei colori? Non lo so.

Domenica 5: con Brigitta alla Cinémathèque per Cul-de-sac, un Polanski del 1966: “comédie noire et misanthrope, proche du théâtre de l'absurde”, in effetti, come dice wikipedia; soprattutto per gli attori e per l'atmosfera (un po' datata, alla fine) beckettiana/pinteriana.

Martedì 7: sono invitato da Alain Garel alla Filmothèque della rue Champollion, per la sua lezione su La Viaccia di Mauro Bolognini del 1961. Viene anche Brigitta nonostante sia stanchissima e mezza malata.

Sabato 11, con Brigitta guardiamo un bellissimo documentario breve di Vittorio De Seta del 1954 ambientato a Stromboli: Isola di fuoco.

Domenica 12, sempre con Brigitta, guardiamo il delicatissimo film di Victor Erice del 1983 (ma ambientato negli anni 50/60) El sur.


Sabato 18: alla Cinémathèque con Marianna per un film di Henri Decoin del 1942: Les inconnus dans la maison, tratto dal libro di Georges Simenon e sceneggiato da Clouzot. Il film è stato presentato dall'autrice di un recente libro sulla casa di produzione Continental (Christine Leteux, Continental films : Cinéma français sous contrôle allemand, La tour verte, 2017) e da Gabriela Trujillo. Straordinaria interpretazione di Raimu (1883-1946). Pare che Decoin abbia insistito con il resposabile della Continental per eliminare l'antisemitismo presente nel romanzo di Simenon; nel film, per esempio, l'assassino non è immeditamente identificabile come ebreo.


Domenica 19: con Brigitta guardiamo, il primo film di Erice, El espíritu de la colmena, del 1973 ma ambientato negli anni 40, subito dopo la Guerra civile.


Lunedì 20, con Brigitta riprendiamo i documentari di De Seta: questa sera guardiamo Sulfarara del 1955 e poi l'intervista che gli ha fatto Gian Luca Farinelli.

Sabato 25: rivedo Le corbeau, il capolavoro di Clouzot, del 1943. Ma lo rivedo a casa, e non alla Cinémathèque, dove questo pomeriggio è stato proiettato per la seconda (ed ultima) volta all'interno del ciclo a lui dedicato. La prima, il 9 novembre, il film era stato preceduto da una conferenza della storica Sylvie Lindeperg (http://sylvielindeperg.com) e mi pento di non avervi assistito. Il film è stato girato a Montfort-l'Amaury (Yvelines, 78) e in studio.

Domenica 26, con Brigitta vediamo Vertigo, l'Hitchcock del 1958 dai magnifici colori pastello ispirato ad un libro di Boileau-Narcejac, D'entre les morts, del 1954.

Lunedì 27: rivedo, per la seconda volta di quest'anno, North by Northwest, l'Hitchcock del 1959; ma questa volta sono con Brigitta.

Dicembre

Il primo film del mese lo vedo lunedì 4, subito dopo pranzo e prima di andare in Istituto; si tratta di un bel corto di Rohmer: Nadja à Paris, del 1964. Tra le comparse, seduto ad un tavolino del Café de Flore con un amico, Jean-Pierre Léaud (1944) ventenne.


Mercoledì 6, alla Cinémathèque con Brigitta (ha appena finito di lavorare), vediamo il film delle giovani (e sconosciute) sorelle Clara et Laura Laperrousaz, Soleil battant.


Domenica 10: di ritorno da Le Havre riusciamo a finire Rear window (1954), l'Hitchcock forse più famoso di tutti.


Venerdì 15, alla Cinémathèque con Brigitta per l'omaggio ad Hervé Le Roux vediamo in anteprima il suo film postumo: À quoi pense madame Manet (sur son canapé bleu)?


Domenica 17 da me con Brigitta vediamo (anche se lei ha dormito per almeno una mezz'oretta…) Pickpocket, Bresson del 1959 con Marika Green, bellissima zia svedese di Eva.

Lunedì 18 alla Cinémathèque per la “soirée hommage” a Anne Wiazemsky: L'enfant secret di Philippe Garrel del 1979. È considerato uno dei suoi film più belli, alcune immagini sono veramente splendide devo dire e anche la colonna sonora, di https://fr.wikipedia.org/wiki/Faton_Cahen mi è piaciuta molto. Invece non sono potuto rimanere per il film della Wiazemsky su Les anges du péché, peccato.

Domenica 24, per la seconda serata a Cuneo, in via Saluzzo, scelgo una commedia molto leggera: Nata di marzo di Antonio Pietrangeli del 1958, con Gabriele Ferzetti (1925-2010) e Jacqueline Sassard (1940) carina nel ruolo della giovane moglie espiègle. Come in tutti i film di Pietrangeli, anche in questo è presente, in senso ampio, il tema della prostituzione.


Lunedì 25, giorno di Natale, in via Saluzzo guardo il secondo film del mio soggiorno qui, uno stupendo Ray del 1951, il suo terzo: On dangerous ground. Forse non lo avevo mai visto? Con Ida Lupino (1918-1995) nel ruolo di una donna cieca che cerca di difendere il giovane fratello e Robert Ryan (1909-1973), nel ruolo di un poliziotto violento. La musica, bellissima, di Bernard Herrmann rende il film molto hitchcockiano, ma in realtà Herrmann ha lavorato prima con Ray che con Hitchcock.


Martedì 26, dopo il pranzo con gli zii e la visita di Cecilia, Daniele e la piccola Martina, torno in via Saluzzo e mi guardo il secondo film di Nicholas Ray: Knock on any door del 1949. Bogarth (1899-1957) è molto bravo, forse più ancora che nel successivo In a lonely place. Colonna sonora di George Antheil. L'attrice che interpreta la giovanissima Emma è Allene Roberts (1928) e vorrei vederla in The Red House (1947) di Delmer Daves.


Giovedì 28, nel pomeriggio, in via Saluzzo, concludo la trilogia rayana con il suo primo, magnifico film, girato nel 1947: They live by night. Il bel Farley Granger (1925-2011) è accompagnato dalla splendida Cathy O'Donnell (1923-1970), da rivedere almeno nel film di William Wyler immediatamente precedente: The Best Years of Our Lives (1946). Il tema del film è esattamente lo stesso dei due successivi: un giovane ingenuo diventa un criminale per colpa della della società, e la stessa società, pur sapendo che egli è in fondo innocente, lo condanna ed elimina inesorabilmente.


Domenica 31: per l'ultimo giorno di quest'anno vorrei vedere due film. Inizio con un Pietrangeli bello e triste, La visita, del 1963 (lo ha fatto subito dopo La parmigiana). È unanimamente considerato uno dei ruoli migliori di Sandra Milo (1933): “sicuramente la sua caratterizzazione più complessa e riuscita” (Wikipedia). Soprannominata dai compaesani “bella culandrona”. Da aggiungere alla lista dei Film sul Po, perché si svolge nel piccolo comune di San Benedetto Po, nell'oltrepò mantovano. Si tratta di una coproduzione italo-francese, e quindi il protagonista maschile è un famoso attore francese: François Périer (1919-2002); è caricaturale (si chiama Adolfo, porta il baffetto alla Hitler!) a parte nella scena dell'amore, a pochi minuti dalla fine. Nel Bacio Perugian trovano: “Meglio molliche con amore che fagiani con dolore”; e lei dice: “Com'è vero!”. Viene citato anche il paesino di Torcella, e il “macinino” (così lo chiama lui arrivando) della Milo alla fine passa davanti al Duomo di Ferrara e al castello Estense per arrivare alla stazione. Il soggetto è tratto da un racconto di Carlo Cassola.


L'ultimo film dell'anno lo finisco proprio cinque minuti prima della mezzanotte ed è : The awful truth, di Leo McCarey, del 1937. Quasi una “screwball comedy”, divertente, ma molto molto leggero. Volutamente sopra le righe Cary Grant (1904-1986), bravissima Irene Dunne (1898-1990).

Di lei vorrei vedere altri film ma purtroppo quelli di Stahl, che devono essere i più belli, non si trovano facilmente.

Per adesso ho:

1935, Roberta
1936, Show boat
1939, Love affair

Da Wikipedia: The film is one of a series of what the philosopher Stanley Cavell calls “comedies of remarriage”, where couples who have once been married, or are on the verge of divorce, etc., rediscover that they are in love with each other, and recommit to the idea of marriage. Other examples include The Philadelphia Story, His Girl Friday and My Favorite Wife, all released in 1940 and all starring Grant, Love Crazy, starring William Powell and Myrna Loy, and the Noël Coward play and film Private Lives. The original template for this kind of comedy is Shakespeare's Much Ado About Nothing.

film_2017.txt · Last modified: 2021/03/02 19:17 by francesco