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vegetti_1996

Premessa

I. Gli inizi e le costanti

II. Il problema dell'Iliade: dialettica della morale pre-politica

III. La morale politicizzata: apogeo e crisi

IV. Verso l'interiorizzazione della morale: ventura e sventura dell'anima

V. Conflitto e ricomposizione: il progetto dell'anima e della città in Platone

VI. Ricomposizione senza conflitto: l'etica di Aristotele fra società e natura

VII. Libertà difficili: la passione e il destino

VIII. Il mito del saggio

IX. La fine della virtù e l'esodo dell'anima

1. Un'etica senza storia: i professori di filosofia e i loro rivali. 2. Nuovi bisogni, nuove risposte.

3. Oltre le virtù: Plotino.

Bisogna consentire serenamente ala natura di tutte le cose, pur tendendo verso le prime, e smetterla con la tragedia degli orrori che si svolgerebbero secondo gli gnostici nelle sfere del cosmo (II 9.13).

E bisogna fuggire cercando di «rendersi uguali al dio», secondo il vecchio motto platonico. Solo che, a differenza della religiosità gnostica, moralmente e razionalmente smodata, cioè significa essere «giusti e santi (hosioi) con la ragione (phronesis)» (I 2.1).

4. Il ritorno dell'anima. 5. «Solo Platone non c'era». Nota. Bibliografia.

l'anima, un «potere senza pace, non paga che la totalità del mondo le fosse presente intiera e nell'eternità» (III 7.11).

Ciò che ha compiuto il viaggio di discesa non è l'intera anima, ma una sua parte, o meglio un suo prolungamento che si è esteso verso il basso; in esso consiste la nostra consapevolezza individuale, ed esso anima la nostra corporeità. Questo «processo» (prosodos) dell'anima verso il basso, che la allontana dal Principio, non è propriamente una colpa, giacché appartiene all'espansione necessaria dell'Uno e delle ipostasi, che è certo decadenza ma per la sua stessa necessità non comporta errore. C'è però, nel modo con cui l'anima vive il suo viaggio, almeno il principio di una colpa: essa è «ebbra di autodeterminazione», il «desiderio di appartenere a sé stessa» la induce alla «temerarietà» del nascere come individuo e di sperimentare alterità rispetto al Pensiero e all'Uno (V 1.1). Questa brama di individuazione e di separazione predispone l'anima alla colpa vera, che è quella di perdersi nella corporeità e quindi nel male, obliando l'origine e concedendosi tutta al nuovo modo di esistenza (IV 8.4-5).
Ma il processo dall'alto verso il basso ha lasciato ovunque tracce, «orme», che costituiscono visibili «indizi dell'Altro», stimoli alla rimemorazione delle origini. Seguendo queste orme, è dunque possibile ripetere il percorso a ritroso, dal basso verso l'alto, dal corpo al Pensiero e all'Uno: quel «ritorno dell'anima» cui Porfirio avrebbe intitolato un suo scritto.

[…]

Mediante il pensiero, essa sopprime la propria complessità conflittuale, si predispone alla visione estatica dell'Uno attraverso una «semplificazione estrema, dedizione di sé, brama di contatto e quiete e studio di aderire perfettamente al principio» (V 9.11).

[…]

All'estremo opposto, i cristiani avevano cercato la salvezza soggettiva nella soggettvazione della divinità, facendone una persona capace di volontà e di scelta.

Breve aggiornamento bibliografico 1996

Indice degli autori e dei luoghi citati

vegetti_1996.txt · Last modified: 2020/01/07 20:19 by francesco